L’Intelligenza Artificiale italiana che estrae valore dai Big Data
Ogni giorno gli utenti di Internet producono nel mondo 2.500 miliardi di miliardi di bytes. Una mole di dati gigantesca e in continua crescita. Il rapido sviluppo della digitalizzazione contribuisce ad aumentarla di giorno in giorno. Un universo di informazioni. Inutili se inesplorate, di grande valore se comprese, analizzate, classificate e trasformate in conoscenza. La pandemia ha inoltre dato una forte spinta accelerativa alla necessità di digitalizzare i processi. Oggi è di primaria importanza il corretto e ottimale utilizzo degli Open Data e Big Data, per la Pubblica Amministrazione e per le aziende.

I dati sono il nuovo petrolio, si dice. Ma come il petrolio vanno estratti in profondità prima di essere raffinati e utilizzabili. E in questo l’intelligenza artificiale ha un ruolo primario e ancor più la vertical Al. Grazie a sofisticati strumenti di analisi del linguaggio naturale, il mezzo più prezioso e diffuso. Nel mondo enterprise è importante poter rispondere in linguaggio naturale a domande che richiedono una elevata comprensione del linguaggio, contestualizzata al dominio aziendale, e una capacità di interrogazione di sistemi eterogenei. E’ quello che fa Almawave.

«Si stima che il 70 per cento dell’informazione nei sistemi documentali e nei repository aziendali non sia utilizzabile automaticamente, sia nel settore finanziario e assicurativo che in quello dei servizi, o nella sanità e in generale nella pubblica amministrazione. Dati che, con l’Al e l’utilizzo di strumenti di analisi delle informazioni, diventano di supporto e di enorme valore, nell’offerta di servizi», così Valeria Sandei, AD di Almawave, intervistata da MF Milano Finanza.

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Almawave

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